notizie e commenti di padre Filippo dalla missione di Sighet, Romania

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mercoledì 21 gennaio 2015

Vi consiglio 2 libri per una “Cultura della Prossimità”

Un saluto a tutti,
è da un po’ che volevo scrivervi per condividere con voi due libri per me molto belli e importanti che ultimamente mi è capitato di leggere. Vedendo le immagini dell’incontro del papa coi giovani a Manila, soprattutto le domande che Gyzelle di soli 12 anni ha fatto al papa (veramente commoventi e pesanti), ho sentito l’urgenza di condividere quello che questi 2 libri hanno significato.
Questi libri sono “Non dirmi che hai paura” (Giuseppe Catozzella) e “Ciò che l’inferno non è” (Alessandro D’Avenia)

Non dirmi che hai paura” racconta la storia di Samia, una ragazzina di Mogadiscio che diventa atleta (e andrà a Pechino alle Olimpiadi), ma è costretta al confronto con la situazione politica e religiosa del paese. Così scappa per venire il Europa... e racconta il viaggio che tante persone, prese dalla disperazione e dalla mancanza di speranza, fanno per cercare di costruirsi un futuro di pace, dignità... Personalmente aiuta a vedere con altri occhi queste persone, dal loro punto di vista, le loro aspirazioni, sofferenze, quello che devono subire...
Ciò che l’inferno non è” racconta la storia di don Pino Puglisi attraverso la presa di coscienza che un giovane fa nell’entrare in contatto con la situazione dei bambini e giovani del quartiere della sua stessa città. Una situazione per lui inimmaginabile, dove si scontra con i suoi (e nostri) pregiudizi su questi bambini, con l’indifferenza del suo mondo di appartenenza... con la durezza di questi bambini, segnati fortemente da quello che sono costretti a vivere... Personalmente ci ho visto tanto di Sighet, di quello che tanti nostri hanno vissuto e vivono, e lo trovo un buon libro per chi vuole prepararsi a fare i campi di solidarietà.
Credo siano bellissimi perché aiutano a guardare le situazioni di queste persone dal loro punto di vista, coi loro occhi. E così cadono i nostri pregiudizi o facili giudizi su persone che facilmente giudichiamo come negative, ma senza capire la durezza della realtà in cui sono cresciute. Credono che aiutino a creare in noi una cultura della “prossimità”, immedesimandoci nell’altro, capendone le sofferenze e il perché di certe scelte. E quindi farci prossimi, lottando insieme a loro per una prospettiva diversa di vita.
E l’abbraccio che il papa da a questa ragazzina nelle Filippine, che pone domande così pesanti e che dovrebbero mettere in crisi le nostre coscienze, è l’abbraccio che dovremmo poter dare anche noi a tutte queste situazioni di sofferenza.
Buona lettura e ditemi cosa ne pensate!


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